S è vero che “non tutte le ciambelle riescono col buco” è altrettanto vero che non tutti i figli riescono senza…!!
Il buco! Questo buco che inizia ad insinuarsi nella vostra esistenza perchè vostro figlio lo chiama così ma voi non sapete dargli un nome, anzi spesso, come ho fatto io, cerchiamo di non dargli importanza. Come se, non dandogli importanza, non esistesse. Sarò seria….bè in effetti quando l’ho scoperto neppure a me la cosa faceva molto ridere. Lo capisco come vi sentite voi mamme e papà quando iniziano a parlarvi di cuori spostati, polmoni schiacciati, intervento chirurgico, barre e così via. Vi svelo un segreto: sapete chi vi darà una mano ad affrontare tutto questo? I chirurghi? No! Gli amici? Sbagliato! Saranno i vostri ragazzi, con la loro forza, la loro determinazione e il loro sorriso. L’ intervento è stato per me motivo di grande perplessità: quanto è necessario? Vale veramente la pena di sottoporlo ad un percorso di questo genere? E’ maggiore il disagio del “buco” o la vita che gli si prospetta con la barra? Nessuno poteva darmi una risposta. La risposta l’ho avuta dalla determinazione di Lorenzo. La risposta l’ho avuta da me stessa realizzando che non avrei mai potuto dirgli “abbiamo deciso di non farti operare”. E soprattutto ho realizzato che i figli sono delle persone con pensieri propri e grandi risorse, ad un certo punto della loro vita dobbiamo smettere di camminare loro davanti e aprire il sentiero ma dobbiamo permettere che trovino la loro strada, Era arrivato il momento di arretrare un passo dietro di lui e seguirlo. Non è stato semplice ma la sua forza e al tempo stesso quella leggerezza nell’affrontare le cose che è tratto fondamentale del suo carattere ci hanno fatto arrivare all’intervento sereni: il 2 giugno 2015, giorno prima dell’operazione, Lorenzo è voluto andare tutto il giorno al mare con i suoi compagni di scuola, è arrivato a casa alle sei del pomeriggio.
E’ andato tutto bene. Si, il post intervento è un po’ pesante. C’è il suo dolore e la tua ansia. Il dolore passa. E l’ansia va gestita! Ma quante persone vi ritroverete intorno, tante sorprese inaspettate, che in quel momento sono meglio delle medicine. Tanto affetto e tanta premura. E si perché la barra…questa sconosciuta….un po’ di ansia la mette a tutti!
Oggi penso che abbiamo preso la decisione giusta. La barra ci condiziona la vita nella misura in cui noi permettiamo che ce la condizioni. La barra è un check-point: di qua c’è “il buco”, di là una grande opportunità, non solo per i nostri ragazzi che possono crescere grazie a questa esperienza, anche grazie al dolore che hanno provato, ai giorni trascorsi in ospedale, alla condivisione con gli altri ragazzi ricoverati, al senso di responsabilità che scaturisce dalla convivenza con la barra ma anche per noi genitori: è occasione per comprendere che i nostri figli possono molto di più di quello che noi spesso crediamo e soprattutto sono altro da quello che noi pensiamo e troppo spesso vogliamo. Anzi, sono molto meglio! Basta solo dare loro la possibilità di dimostrarlo. Confidiamo nella loro capacità di discernere quel che si può e quel che non si può. Sono loro che sono entrati in sala operatoria e sono loro che vivono con una barra nel torace, non noi. Non hanno bisogno delle nostre ansie, hanno solo bisogno di sapere che noi ci siamo. Un passo dietro di loro.